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Report del 10 Aprile 2011 “Il prodotto sei tu”. Troppi temi, troppo allarmismo

La puntata di Report di ieri domenica 10 Aprile 2011 era molto attesa dal popolo della rete. Sopratutto dai professionisti che volevano sapere come un programma di successo, da sempre paladino dell’ informazione libera e bravo nel far capire i meccanismi subdoli che portano al successo major di qualunque campo, affrontava il delicato tema

dei Social Network e della rete più in generale.

Cosa ne è venuto fuori? A mio modo di vedere il messaggio che ne è uscito è un quadro eccessivamente allarmistico, non tanto per i temi trattati, quanto per come le informazioni sono state inserite in scaletta. Troppi temi (si passa da Facebook a Twitter, da Foursquare a Google) mischiati in modo allarmistico con sicurezza informatica, trattamento dei dati, phishing, virus ed AGCom.

L’intento principale della puntata era quello di far sapere agli utenti che la rete li spia. Fin qui, nulla da dire verrebbe da esclamare. Giusto informare, anche se francamente a modo loro, tutti gli utilizzatori della rete, dal panettiere, alla casalinga, al libero professionista al manager, anche se non conoscono i meccanismi in modo approfondito, dubito che non si accorgono che i loro dati vengono trattati in qualche modo.

Certo, ci sono siti come Facebook che trattano i nostri dati con, come dire, estrema malizia, in modo un pò subdolo verrebbe da dire. Ma alla fine il ruolo dei social network è raccogliere i dati, ma allo stesso tempo far si che gli utenti restino sul servizio. L’utente è libero di scegliere. Se il servizio da quello che noi vogliamo che ci fornisca, facciamo volentieri dei sacrifici. Quindi volontariamente forniamo i nostri dati, consci del fatto che il ritorno, che i benefici che quel servizio ci fornisce ripaghi ampiamente il nostro “esser prodotto”.

Se un utente va su Google, appena inizia a scrivere, il motore mostra i risultati più popolari legati ad una chiave di ricerca. Mi pare ovvio quindi che Google ci spia. Ma francamente non ci vedo nulla di male. In fin dei conti lo utilizziamo per avere delle informazioni, per fare delle ricerche. Perché non “sfruttare” ricerche già effettuate da altri per velocizzare processi che ogni giorno facciamo decine di volte?

Se vado su di un sito, e Adsense mi mostra annunci pubblicitari legati ai nostri bisogni, non è migliore che mostrare annunci pubblicitari invasivi completamente slegati alle nostre necessità? Alla fine in tv, in base alla fascia oraria ed al tipo di trasmissione che stiamo vedendo, vengono mostrati spot “profilati”. Ma che “accontentano” solo un piccola fetta di utenti. Costringendoci così a cambiare canale. Se la pubblicità fosse legata davvero ai miei interessi sicuramente non cambierei, anzi, mi vedrei gli spot perché li riterrei utili. Quindi non capisco davvero perché la rete debba essere demonizzata quando la profilazione degli utenti avviene sui media tradizionali da sempre. Chi legge quel giornale che tratta di barche dovrebbe essere una persona benestante, agiata. Cosa gli mostro quindi, l’annuncio del nuovo detersivo, oppure di un orologio? Il secondo, senza dubbio. Non è schedatura anche questa in base ai contenuti proposti?

Ritornando alla puntata di Report “il prodotto sei tu” si è voluto fare un quadro generale, che però alla fine scontenta tutti. Anzi, mostra la rete, e sopratutto Facebook e Google come macchine da soldi (ed è vero) però in modo eccessivamente allarmistico. Perché mostrare Google, gmail, https e subito dopo phishing, sicurezza informatica, Wikileaks, virus? Il servizio sembra quasi legarli in modo diretto. In realtà non centrano assolutamente nulla. Hanno creato un allarme su 2 cose completamente slegate. Come a dire non andate in bici, c’è il rischio che ve la rubino!Starà all’utente prendere le precauzioni necessarie a far si che la bici non venga rubata. Quindi mi compro pure un bel lucchetto oppure me la porto direttamente in casa o sul posto di lavoro.

Certo, trattare in modo approfondito un singolo settore avrebbe richiesto una puntata intera per Facebook, una per Google e così via. Alla fine però quello che ne esce è solo tanta confusione e allarmismo ingiustificato.Viene mostrato solo il “male” della rete, non tutti i benefici che ci da ogni giorno. Non mostra quanto è facile adesso conoscere persone, scambiare informazioni, restare informati. Report dice solo che la rete ci spia e che fa un sacco di soldi sulla pelle di milioni di utenti.

Ah, per chi non ha visto, qui la puntata intera.

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