Ultima modifica: 23 marzo 2011

Login



Cerca

Incontri in chat

Statistiche per nazione

Top 15:
Italia flag 47.7%Italia (4921)
USA flag 17.5%USA (1806)
Sconosciuto flag 13.4%Sconosciuto (1386)
Francia flag 3.9%Francia (398)
Russia flag 2.9%Russia (303)
Germania flag 2.8%Germania (287)
Seychelles flag 1.3%Seychelles (136)
Ukraine flag 1.1%Ukraine (113)
Gran Bretagna flag 1.0%Gran Bretagna (107)
Olanda flag <1.0%Olanda (73)
China flag <1.0%China (54)
Brazil flag <1.0%Brazil (43)
Lituania flag <1.0%Lituania (42)
Poland flag <1.0%Poland (41)
Switzerland flag <1.0%Switzerland (36)
10318 visite da 85 nazioni
Ti trovi in: Articoli web Per il Tribunale di Milano, Google è responsabile dei termini che suggerisce
Per il Tribunale di Milano, Google è responsabile dei termini che suggerisce

Un’ordinanza del Tribunale di Milano ha confermato, con una motivazione decisamente dettagliata, un’altra ordinanza dello stesso Tribunale e ha imposto a Google di filtrare alcuni “suggerimenti di ricerca” ritenuti potenzialmente calunniosi e lesivi dell’

immagine.

Per adesso è solo un provvedimento cautelare, ma se la cosa dovesse davvero andare in porto, cosa potrebbe succedere? Che tipo di precedente andrebbe a creare? Ma andiamo per ordine, cerco di spiegare la cosa.

Un imprenditore e docente nel settore finanziario ha presentato infatti un ricorso urgente contro Google. Per cosa? Per il servizio Google Suggest. Per chi utilizza Google, sa benissimo che da molto tempo (almeno 4 anni) Google propone accanto ad un termine di ricerca, i termini correlati. Questi termini, forniti dal servizio Google Suggest, non si basano sul numero di siti che contengono i termini di ricerca. Bensì i termini più ricercati dagli utenti stessi in base alla parola chiave digitata.

Google fa questo principalmente per aiutare gli utenti ad effettuare la ricerca, sopratutto per effettuarla più velocemente. In combinazione con Google Instant infatti adesso gli utenti possono effettuare molte più ricerche, specificando più chiavi e lasciarsi consigliare su altre parole da utilizzare facendosi aiutare dagli altri utenti. Davvero comodo no?

Così pensano quelli di Google, e così sembrano pensare gli utenti.

Ma cosa succede se tra i termini suggeriti compaiono contenuti potenzialmente calunniosi e lesivi? Sicuramente l’utente, l’azienda, il prodotto, possono subire dei danni. E chi è il responsabile dei termini suggeriti? Per Google, come accadde per la vicenda Youtube, il responsabile non è l’azienda numero uno del search al mondo. I termini vengono semplicemente scelti da un algoritmo che calcola in tempo reale i termini cercati da altri utenti.

Per il tribunale di Milano invece il responsabile dei termini suggeriti è Google stesso, che deve prendersi l’onere di rimuovere termini lesivi che non può verificare, come truffa, truffatore. Il caso dell’ imprenditore infatti era legato al fatto che digitando il suo nome + cognome su Google, compariva tra i termini suggeriti il termine truffa. Per l’imprenditore, che immagino utilizzi internet per il suo business, il termine associato truffa è lesivo.

Ho quindi contattato un mio carissimo amico esperto legale, ecco cosa mi ha risposto:”In realtà per ora c’è solo un provvedimento cautelare, cioè un provvedimento urgente per eliminare gli ulteriori danni che potrebbero venire al soggetto se continuasse ad essere “suggerito” il nome dell’imprenditore insieme a “truffa”. Il Tribunale ha solo rigettato un reclamo di Google contro il provvedimento cautelare,che di per sé non accerta nulla, ma è subodinato all’esito finale del processo. Per ora il Tribunale ha solo ritenuto che la pretesa dell’imprenditore era più o meno fondata (nel senso che ad un’analisi sommaria risulta che Google abbia il dovere di rimuovere gli effetti lesivi di tale meccanismo) e che vi era un pericolo di ulteriori danni per lui. Ma il processo potrebbe anche portare a risultati diversi. Diciamo che per ora il tribunale sembra ritenere che sia dovere di google adoperarsi in modo da evitare ogni lesione dell’onore delle persone cercate attraverso il motore di ricerca.”

Che cosa succederebbe se fosse confermata la sentenza? Chi stabilisce se il termine truffa è un termine lesivo? E’ lesivo per l’imprenditore, ma per gli utenti è lesivo se si tratta davvero di una truffa?

Ho fatto alcune prove, per esempio ho digitato “Eliana Monti”, una agenzia matrimoniale online, praticamente un sito di incontri. Gli utenti, bombardati da pubblicità locali, su Google cercano proprio di capire se funziona il servizio. Se è una truffa insomma. Bene, il termine truffa è tra quelli suggeriti. Chi si occupa di promozione del sito infatti, ha pure creato, furbescamente, 2 pagine ad hoc proprio per rassicurare gli utenti.

Pensavo inoltre cosa succedesse, paradosso naturalmente, se Reina chiedesse la rimozione del termine “mafioso” oppure se Antonio Cassano, il calciatore, non volesse che il termine “Faccia” fosse suggerito per discutere del suo volto pieno di cicatrici. Ne ha parlato pure Out-law.com e l’avvocato principale della controversia, Carlo Piana

Guarda anche:

  1. Su termini commerciali Google adesso mostra negozi e caratteristiche correlate del prodotto
  2. Ask, il quarto motore di ricerca negli Stati Uniti cambia interfaccia, meglio di Google?
image