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Facebook causa divorzi, depressione e dipendenza. I dottori sono pronti?

Ormai è difficile uscirne. I social network fanno parte della nostra vita.Difficile pensare ad un giorno senza Facebook o Twitter. I dati sono davvero impressionanti. Solo pochi giorni fa ho saputo che gli utenti attivi su Facebook in Italia al mese sono 20 milioni. Ma il dato più impressionante sono i 12 milioni

giornalieri. Ogni giorno quindi, 12 milioni di italiani, si collegano a Facebook. Magari solo la metà interagiscono. Però un numero davvero massiccio, in modo silenzioso, osserva. E percepisce migliaia di informazioni.

Facebook per esempio è diventata una delle principali cause di divorzi negli USA, e, anche se non conosco il problema legale in modo approfondito in Italia, so per certo che molti si sono lasciati proprio “per colpa” di Facebook.

Perché a differenza di soli pochi anni fa, periodi in cui il web era per pochi, adesso su Facebook ci sono tutti. Anche utenti che non percepiscono (o non vogliono) problemi legati alla privacy e molte altre caratteristiche che nella vita di ogni giorno una persona bene o male è portato a rispettare. Penso sempre all’ esempio del mangiare in giardino o in terrazza. Oppure di mostrarci in costume da bagno fuori dal “contesto mare”. Di solito abbiamo rispetto per nostra privacy, difficilmente ci esponiamo. Quindi non riesco a capire come invece le persone tendano a mettersi a nudo all’interno di Facebook. Eppure scatta un meccanismo che difficilmente siamo in grado di controllare.

Oltre alla privacy messa a nudo su Facebook, il social network numero in Italia spinge la condivisione dei contenuti ai massimi livelli. Ed anche questo è un fatto logico. Appena una persona vede una cosa che gli piace, che lo rende triste, che lo emoziona insomma, immediatamente sente il desiderio di condividerla con altri. Immediatamente si sente la necessità di rendere partecipi anche i nostri amici di quello che stiamo vedendo e sta suscitando in noi forti emozioni. E’ un meccanismo praticamente involontario. Che però fa le fortune (e ne riempie le casse) di Facebook. In alto ho citato pure Twitter, ma il suo target è generalmente diverso,anche se negli Stati Uniti, alcune star che si sono praticamente messe a nudo hanno portato la massa pure lì, in Italia ancora pochi “pionieri” lo fanno.

Tutto questo per dire che social network come Facebook fanno sempre più parte della nostra vita, e possono generare pure patologie mediche. Ieri per esempio il Corriere parlava della depressione da Facebook che colpisce bambini ed adolescenti.

Adesso sopratutto un piccolo, è continuamente bombardato e portato a confrontarsi anche fuori dalla scuola, il pomeriggio, la sera a cena.

Ecco perché l’ Associazione Americana dei Pediatri (AAP) ha rilasciato questo articolo sull’impatto che hanno i social network sui bambini, adolescenti e famiglie. Quello che all’ apparenza può sembrare “il gioco della condivisione e dello scambio” sta diventando sempre più un argomento di studio. E sempre più persone sono affette da malattie legate a Facebook, come l’ossessione della condivisione e come detto depressione e dipendenza.

In altre parole, i dottori sempre più durante i loro controlli periodici, per avere un quadro completo del paziente, sopratutto quelli più piccoli, inseriranno alcune domando e acquisiranno dati sulla presenza online del ragazzo. Domande del tipo:”hai un account su Facebook?” “quante volte al giorno ti colleghi?” “quanti amici hai su Facebook e quanti pensi siano i tuoi veri amici nella vita reale?”.

Certo, solo un dottore a quel punto potrà riuscire a capire se avere solo 30 amici su Facebook su Facebook è meglio o peggio di averne 1000. Come detto sta al medico creare un quadro generale, però gli aspetti sociali online fanno ormai parte della nostra esistenza e come cerchiamo di curare malattie reali dovute a persone e fatti reali, dovremo in futuro (neppure troppo remoto) convivere con malattie reali provocate in parte da fatti e persone virtuali.

E in Italia i medici sono pronti a questa nuova ondata di problematiche?

Tratto da questo articolo

Guarda anche:

  1. Dei gruppi su Facebook sono in realtà delle truffe. E tutti ci cascano!
  2. L’involuzione della privacy di Facebook
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